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Rete Museale

«Dal frammento al tutto». Creare una vera e propria rete diocesana di musei, archivi e biblioteche è certamente un’esperienza tanto impegnativa quanto profondamente avvincente. Si tratta di un progetto già in parte avviato che
coinvolgerà sempre più le parrocchie del territorio.

Ciascuna di esse rappresenta un frammento di un insieme, di un tutto. Quest’ultimo non è semplicemente la diocesi intesa come somma delle parrocchie ma piuttosto è l’intero territorio, la sua gente, la sua cultura… Ciascuna comunità locale è poi, a sua volta, costituita da quell’insieme di frammenti che la compongono: sono le persone, di oggi e di ieri, ed è il proprio patrimonio storico, fatto di tradizioni, di libri, di documenti e di oggetti.

Ogni singola parrocchia possiede un archivio locale, una piccola biblioteca e numerosi beni di valore spirituale, artistico e storico. Il lavoro in atto desidera creare maggiore fruibilità di tutto questo importante patrimonio sia per l’uso
pastorale (liturgico e catechetico) sia per quello della ricerca di studio o della visita culturale. È importante dunque creare un coordinamento ed offrire chiavi interpretative al fine di poter rileggere oggi l’intero contesto e poter gustare
l’insieme che i singoli frammenti costituiscono.

È la logica che parte dall’inventariazione dei beni e dallo studio archivistico, e prosegue con pazienza ed umiltà attraverso i tentativi della valorizzazione e della ricerca!

Così nascono le «sacrestie aperte» nel territorio e le sedi centrali di riferimento: l’archivio, la biblioteca ed il museo diocesani. Tutta questa rete è un vero e proprio grande sistema che presenta la cultura, cioè la vita, la storia, la spiritualità e l’arte della nostra zona.

"Le comunità locali sono, da secoli, nella nostra città e nel territorio, l'incarnazione vera e propria di quella Buona Notizia che è il Vangelo, esprimendosi attraverso l'annuncio, la testimonianza, la continua e generosa assistenza ai malati, il soccorso agli indigenti ed anche attraverso le varie forme artistiche poste nelle chiese.
Inoltre, gli oggetti d'arte sacra sono stati creati e recepiti, allo stesso tempo, a servizio dell'Annuncio e della Carità e quali espressione della fede dei donatori. Questi, nella nostra zona non erano semplicemente i grandi mecenati ma più spesso la povera gente, attraverso l'insieme di piccoli aiuti a favore della loro parrocchia o della confraternita o cappella cui si sentivano più legati.
Pensiamo anche all'impressione prodotta in gente semplice, proveniente da ceti poverissimi, quale era la stragrande maggioranza dei fedeli, dallo splendore delle nostre chiese e dal proprio patrimonio artistico! Una delle percezioni più forti era sicuramente quella di esserne in qualche modo "partecipi" e non soltanto spettatori.
Oggi il contesto e la mentalità sono profondamente differenti. Rimane non solo il dovere di una accorta conservazione ma pure il compito di una intelligente valorizzazione a favore delle generazioni attuali e future e del confronto con le nuove culture e religioni che ogni giorno si incontrano con la vita locale".
+ Giuseppe Cavallotto
Vescovo di Cuneo e di Fossano